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Dalla gioventù alle pensioni, passando per iniziative sociali ed economiche, l’UE sembra acquisire sempre più potere quando si affrontano tematiche sociali.

L’UE nel sociale

L’Europa si riconferma eccellenza mondiale per protezione sociale, qualità della vita e benessere. Gli effetti della crisi economica continuano però a farsi sentire e nonostante il tasso di disoccupazione si sia generalmente abbassato, la disparità tra stati membri è ancora molto alta. Questi dati, insieme a tassi di natalità ai minimi storici e ad una popolazione sempre più anziana, continua a mettere a dura prova la sostenibilità del sistema previdenziale europeo.

Con il mondo del lavoro in continua trasformazione inoltre, a causa di fenomeni quali digitalizzazione e globalizzazione, i pattern economici sono in continua trasformazione. I contratti “flessibili” diventano infatti sempre più comuni e, in un mercato dinamico come quello odierno, acquistano sempre più rilevanza – consentendo d’altro canto più libertà.

Competenze sociali: governi nazionali o Unione Europea?

L’Unione Europea si è sempre preoccupata di tematiche sociali, ma la sua reale competenza è limitata quando si toccano questi argomenti. Tali responsabilità sono infatti a carico dei governi degli stati membri, che quando si parla di salario minimo, contrattazioni collettive, sistema ed età di pensionamento e benefit di disoccupazione hanno pieno potere decisionale.

Nonostante questo, l’Unione Europea ha investito molto nel processo di integrazione tra stati membri, mettendo in atto programmi di cooperazione civica, economica e sociale. Questi ultimi riguardano investimenti e fondi che incoraggiano i vari paesi a condividere le migliori modalità di gestione riguardo inclusione sociale, povertà e sistema pensionistico.

Il Trattato di Roma del 1957 ad esempio, includeva già alcuni principi fondamentali riguardanti principalmente la libertà di movimento nell’UE e una più marcata equità di genere. Per rendere questi valori possibili, bisognava tuttavia portare gli stati a membri a cooperare su più fronti; e furono quindi adottati ulteriori provvedimenti sul riconoscimento reciproco di diplomi, sui trattamenti medici all’estero, sulla salvaguardia dei diritti umani – nonché sulle condizioni di lavoratori part-time, sulle discriminazioni di genere e riguardo la sicurezza sul lavoro.

Nel novembre del 2017 poi, con l’obiettivo di emettere nuove ed efficienti normative per supportare il sistema previdenziale, le istituzioni europee hanno proclamato i Fondamenti Europei per i Diritti Sociali. Basati su 20 principi, questi ultimi comprendono delle iniziative legate alle pari opportunità e all’accessibilità lavorativa, alle condizioni lavorative umane e ad una protezione sociale adeguata e sostenibile.

Categorie target: giovani, anziani e lavoratori all’estero

Le normative europee per il coordinamento della sicurezza sociale, assicurano la garanzia di queste ultime per i lavoratori che si muovono all’interno dell’Unione. Dal 1957 ad esempio, i Fondi Sociali Europei sono il principale strumento di promozione per l’inclusione sociale e l’impiego; e negli anni hanno fornito assistenza a milioni di persone, aiutandoli a capire e a mettere in pratica le proprie abilità per poterle poi applicare in un contesto lavorativo.

Tutt’oggi, il Parlamento Europeo sta lavorando ad una versione aggiornata di tali fondi e nel 2019 i MEP hanno approvato dei piani per costituire un’istituzione europea per il lavoro. Concentrandosi particolarmente su giovani e giovanissimi, questo ente dovrà garantire l’applicazione di tali leggi a livello sovranazionale; ed è già in corso una modernizzazione di fondi e programmi esistenti per fornire un supporto più integrato (come il progetto Erasmus+ per studenti).

Altri esempi che possono confermare il lavoro dell’UE a livello previdenziale sono i Fondi Europeo di Adeguamento alla Globalizzazione, che forniscono supporto ai lavoratori licenziati a causa di cambiamenti nel commercio globale. Questo, ad esempio, può avvenire quando grandi compagnie chiudono o spostano le sedi al di fuori dell’UE. Tali fondi sono inoltre affiancati dal Network Europeo per i Servizi dell’Impiego (EURES), ovvero una rete che fornisce servizi di collocazione ai disoccupati e linee guida sulle assunzioni.

Sempre su questa linea, nel 2013 i paesi europei hanno lanciato la Youth Guarantee, un’iniziativa che punta a provvedere agli under 25 europei un’offerta lavorativa di qualità, con formazione aggiornata e un tirocinio previsto. Lanciati alla fine del 2016 infine, i Corpi di Solidarietà Europea forniscono opportunità di lavoro aggiornate e volontariato per giovani, con il compito di apportare benefici a comunità bisognose in tutta Europa.

Il lavoro di un MEP

Come abbiamo visto, il lavoro di un MEP consiste in questo e tanto altro. I membri del Parlamento Europeo infatti, lavorano in cooperazione con lobbisti, imprenditori e giornalisti per comprendere le esigenze del mercato e apportare le normative più adeguate a quest’ultimo.

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